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THE BRAND IDENTITY – Oltre il logo

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the brand identity cover

Nel mondo del branding si parla spesso di loghi, colori e forme. Molto meno di ciò che viene prima. È proprio lì che si colloca il lavoro di Luca Pagliara, founder e direttore creativo di The Brand Identity, studio con sede a Bari, che ha scelto una direzione precisa: lavorare sulle fondamenta del brand, prima di tutto il resto.

Chi siete e cosa fate oggi?
Aiutiamo le aziende a capire cosa le rende davvero diverse e a costruire l’immagine con cui si presentano. Sembra semplice, ma non lo è. Perché spesso questa fase viene ignorata, bypassata o semplicemente non considerata.

Perché nasce The Brand Identity?
Nasce da un’esigenza molto chiara: creare una realtà che si distinguesse dalle tante agenzie generaliste che si occupano di tutto. Sentivo la necessità di costruire uno studio capace di concentrarsi in modo specifico sull’identità visiva, con un metodo e una visione definita. Abbiamo scelto di non essere un “coltellino svizzero”, ma uno strumento preciso, progettato per fare bene una cosa: aiutare le aziende a capire cosa le rende uniche e tradurlo in un sistema visivo coerente.

Cosa significa oggi costruire una brand identity?
Significa smettere di partire dal logo. Il logo è una conseguenza, non l’inizio. Spesso, parlando con aziende e imprenditori, ci rendiamo conto che c’è molta confusione: branding, comunicazione e marketing vengono messi nello stesso calderone. In realtà lavorano su piani diversi. Il branding viene prima. È il momento in cui definisci chi sei, che forma hai, cosa vuoi rappresentare. Comunicazione e marketing arrivano dopo e funzionano davvero solo quando questa base è chiara. The Brand Identity lavora con una rete di professionisti che permette di affrontare ogni progetto con flessibilità e competenze specifiche. Ogni lavoro nasce da una fase di analisi profonda e solo dopo si sviluppa la parte creativa. Il design arriva dopo, e serve a rendere tutto questo visibile.

Che ruolo ha il territorio nel tuo lavoro?
È centrale. Ho scelto di restare al Sud e di fondare The Brand Identity a Bari. Credo che il successo non debba per forza passare dall’andare via, ma dal costruire qualcosa di solido nella propria terra, anche se è più complesso. Per me è una sfida, ma soprattutto un motivo di orgoglio.

Questo si riflette anche in altri progetti?
Sì. Colla-B è il nostro club, ma prima di tutto è un esperimento. Un modo per creare qualcosa che, almeno nella nostra città, non esisteva: uno spazio dedicato al confronto su branding, graphic design e identità visiva. Mettiamo insieme persone del nostro team, professionisti e chi vuole avvicinarsi a questo mondo, creando momenti di scambio reale. Allo stesso modo, sono co-founder di Sud Digitale, una community che unisce persone del mondo digitale e imprenditoriale con l’obiettivo di creare connessioni di valore sul territorio. Su entrambi i progetti vediamo una partecipazione forte e crescente. Per noi è un segnale chiaro: stiamo andando nella direzione giusta.

C’è un progetto recente che rappresenta bene il vostro approccio?
Uno degli ultimi progetti è quello per la Pinacoteca Metropolitana Corrado Giaquinto, uno dei principali musei del Mezzogiorno e custode dell’arte pugliese. Durante la fase di analisi abbiamo lavorato sulla percezione del museo, anche attraverso un sondaggio online rivolto ai visitatori. Tra le domande, una in particolare ha guidato la direzione creativa: quale elemento visivo ti fa pensare alla Pinacoteca di Bari. Un numero significativo di risposte ha indicato la scalinata del Palazzo della Provincia, sede del museo. Quel dettaglio è diventato il segno. Non perché fosse bello, ma perché era già nella testa delle persone. Il nostro lavoro è stato renderlo chiaro. Abbiamo trasformato un elemento architettonico in un simbolo identitario riconoscibile, capace di raccontare anche la varietà delle opere esposte e delle epoche artistiche custodite. Racchiudere in un segno quasi cento anni di storia è stata la parte più ambiziosa del progetto.

Qual è la sfida più grande nel tuo lavoro?

Far emergere l’autenticità. È questo il punto. Non è solo una questione estetica, è ciò che permette davvero a un brand di differenziarsi nel mercato. Per arrivarci bisogna lavorare sul branding, e non è un lavoro immediato. Richiede tempo, ascolto e consapevolezza. Bisogna ascoltare l’azienda, i clienti e il mercato. Il problema è che spesso le imprese cercano risultati veloci, azioni immediate. Ma il branding non funziona così. Se manca questa base, tutte le attività successive rischiano di essere incoerenti, frammentate, e nel tempo anche inefficaci. Il nostro lavoro è proprio questo: aiutare i brand a fermarsi, capirsi e costruire qualcosa che sia vero. Perché non è difficile fare qualcosa di bello, è difficile fare qualcosa di autentico.

Dove sta andando The Brand Identity?
Vogliamo continuare a essere sempre più focalizzati e migliorarci costantemente su ciò che facciamo: il branding. L’obiettivo è alzare l’asticella, progetto dopo progetto, e costruire un percorso che ci porti a diventare un punto di riferimento in questo ambito. Allo stesso tempo, vogliamo continuare a tessere e far crescere la rete di aziende e professionisti con cui lavoriamo, perché è anche da lì che nasce la possibilità di offrire ai clienti soluzioni sempre più solide e complete.

thebrandidentity.it

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