Claudio Scamarcia, quando la tecnologia incontra la tradizione e la manualità
DI DANIELA UVA
Una storia iniziata in officina, animata da una grande passione per i materiali e culminata con l’affermazione come eccellenza nel mondo del design. È la parabola di Claudio Scamarcia che, con i suoi progetti, è diventato punto di riferimento nel settore.
Come e quando ha iniziato a lavorare con il design?
Sono cresciuto in officina. Devo tutto al mio papà Giovanni, che mi ha trasmesso una grandissima eredità in termini di saper fare, rispetto per la materia e amore per il lavoro manuale. La curiosità è sempre stata la mia bussola: osservando lui ho imparato le basi, ma poi la voglia di sperimentare mi ha spinto oltre. Nel tempo, ho preso quel bagaglio di artigianato tradizionale e l’ho unito alle tecnologie digitali e alla stampa 3d. Per me il design è nato così: come l’evoluzione naturale di una passione e di un mestiere che porto dentro da sempre.
Qual è l’aspetto che le piace e le dà maggiori soddisfazioni nel suo lavoro?
La soddisfazione più grande sta nella sintesi perfetta tra due mondi: da un lato l’alta manualità artigiana, quella precisione d’istinto e di esperienza che serve per dominare e modellare il ferro, dall’altro la precisione digitale della stampa 3d. Vedere un’idea complessa che nasce su uno schermo e poi si concretizza unendo il lavoro manuale alla tecnologia d’avanguardia è incredibile. Ma se devo guardare al lato umano, la cosa che mi dà più gioia è vedere quante persone credono nel mio brand.
Cosa distingue la sua attività?
Non è una fabbrica o una stamperia seriale, ma un Lab a tutti gli effetti. Ho macchine che coprono ogni esigenza, ma la vera differenza la fa l’identità. Mi distinguo perché non riproduzioni anonime: creo i miei modelli originali. Scamarcia Design segue una direzione estetica ben precisa, forte e riconoscibile.
Quali sono invece le maggiori difficoltà che ha riscontrato?
Scamarcia Design è nata dalla necessità: mi sono ritrovato senza lavoro e ho dovuto inventarmi qualcosa. Ho fatto l’unica cosa possibile: ho incrociato la mia creatività con quello che sapevo fare grazie a mio padre, che era un fabbro vero. Ho iniziato da zero realizzando bomboniere in ferro e poi piccoli arredi. Ma all’inizio, per un brand ancora sconosciuto, i costi di produzione erano troppo alti. La stampa 3d è entrata in gioco così, quasi per curiosità: ho cominciato a stampare piccole mensole per offrire un prodotto accessibile, da lì ho scalato.
A chi si rivolge il suo brand?
Da un lato c’è una forte richiesta per i miei pezzi in ferro fatti su misura, dall’altro c’è un enorme interesse per i nuovi prodotti iper-personalizzati di grande formato che nascono dal Lab. Un esempio perfetto è uno degli ultimi progetti che ho disegnato e realizzato: si chiama Kodiak, un orso monumentale alto 180 centimetri che tiene in mano una luna luminosa, interamente stampato in 3d.
Cosa significa per lei il design?
È la mia vita. Non ho titoli di studio accademici in questo settore e ho il massimo rispetto per chi affronta quel percorso. Nel mio caso, è una cosa che viene da dentro in modo totalmente spontaneo. È un’attitudine, una passione totalizzante, è quello che faccio tutti i giorni e, onestamente, non so se saprei fare altro. Ma significa anche altro: per me il design è il rifiuto di darsi per vinti. È avere il coraggio di esprimere se stessi e la propria visione.
Secondo lei è un settore in espansione in Puglia?
La Puglia sta vivendo un momento d’oro straordinario, trainata da un turismo internazionale che attira sempre più anche il segmento del lusso. Il design qui è decisamente in espansione, ma siamo a un bivio: dobbiamo fare molta attenzione a non far scoppiare questa bolla. Non basta godersi il momento, bisogna capitalizzare quello che questa terra ci sta offrendo ora, strutturandoci e puntando sulla qualità autentica. La direzione vincente è quella del craft-tech: fondere le nostre storiche radici artigianali con l’innovazione tecnologica.
Quali sono i suoi programmi professionali nel prossimo futuro?
Il mio programma principale è avere sempre un obiettivo nuovo. Sembra un gioco di parole, ma credo sia l’unica vera spinta che deve guidarci: non accontentarsi mai e continuare a sperimentare nuove tecniche unendo l’alta manualità alle tecnologie d’avanguardia. Se devo guardare al futuro a breve termine, la mia prossima sfida sarà affacciarmi alla stampa 3d con l’argilla. Voglio esplorare questo materiale così tradizionale e antico, ma lavorato attraverso la precisione digitale del Lab, per creare nuove contaminazioni che vadano oltre il ferro e i polimeri. La ricerca non si ferma mai.













Comments