Pugliesi

ROBERTO BELLOTTI – Il rettore ricercatore in cerca di soluzioni

0
Roberto Bellotti cover

«La Fisica è sempre stato il mio Piano A, ed è andata bene. Anche perché non avevo un piano B», dice il nuovo rettore di UniBa. «Cerco soluzione ai problemi, mi faccio domande sul futuro dell’Università e provo a dare risposte

“L’Università deve restare un presidio di cultura e libertà”

DI FABIO MOLLICA

Roberto Bellotti è il nuovo rettore dell’Università di Bari, ma continua a restare legato al ruolo ricoperto prima della sua elezione. Infatti, se gli si chiede di descriversi in poche parole, la risposta è questa: «Sicuramente un ricercatore, che è l’attività che ho svolto dalla laurea fino al 1° ottobre 2025, del resto mantengo questo profilo anche nel nuovo ruolo di rettore: cerco soluzione ai problemi, mi faccio domande sul futuro dell’università e provo a dare risposte».

Come sta andando?

Molto bene, è un lavoro molto divertente, perché si ha l’impressione di avere impatto sull’esterno e di poter determinare un cambiamento, e questo dà molta motivazione e tante energie. Poi c’è la tranquillità di essere entrato in una stanza dove nel corso degli anni si è lavorato bene. Sono stato senatore accademico per 6-7 anni, dunque ho seguito tutte le vicende nel minimo dettaglio, ho la fortuna e il vantaggio di esserci entrato conoscendo già bene il luogo e le persone.

Come arriva in Università? Era la sua prima opzione quella di insegnare?

L’idea di fare il ricercatore in Fisica era il piano A. È andata bene, anche perché non c’era un piano B. Quando mi sono appassionato alla Fisica, dopo la laurea uscirono i bandi per fare il professore a scuola ma io non presentai la domanda, mi feci il precariato in università fino al concorso di ricercatore.

Appena eletto ha parlato di un grande progetto che riporti al centro gli studenti. Cioè?

Per me il punto più importante è la qualità della didattica, nel senso che tutto il resto gli gira intorno, i servizi, i trasporti, l’attrattività della città sono cose importanti, ma quando il nostro studente si va ad immatricolare a Padova o a Pisa ci va perché sono accademie storiche e importanti, riconosciute a livello internazionale. Ovviamente su questo abbiamo già iniziato a lavorare. Il focus deve essere la formazione dei cittadini e cittadine con alti livelli di competenza, questa è la prima cosa che si chiede ad una Università.

Che problemi ha l’Università?

C’è sempre tutto da migliorare perché il sistema uni nazionale e internazionale sono in continua evoluzione e in forte competizione per avere più iscritti, ricevere più finanziamenti su bandi competitivi, quindi se si sta fermi in realtà si indietreggia, perché gli altri vanno avanti. Quindi penso a più corsi in lingua inglese, più titoli congiunti con le altre Università straniere (questo permette di mitigare il desiderio di andare a studiare all’estero), potenziare gli Erasmus. Insomma, il punto più importante è l’internazionalizzazione, che ci viene richiesta dagli studenti e dalle loro famiglie. E l’indicatore di internazionalizzazione di Uniba al momento è quello dove siamo messi peggio a livello internazionale.

E il punto di forza qual è?

La nostra presenza di rilievo nei grandi progetti di ricerca nazionali ed internazionali. L’esempio più importante e rilevante è stata la nostra presenza nei progetti del Pnrr, dove siamo una delle Università maggiormente finanziate a livello nazionale. Dopo di che il ministero ha aperto nuovi bandi competitivi, e ci siamo classificati benissimo in graduatoria, ottenendo il finanziamento di 10 progetti su 27. Sulla ricerca il nostro profilo internazionale è di alto livello, abbiamo molti gruppi di ricerca che hanno collaborazioni stabili con laboratori, centri di ricerca e università straniere.

Anche la crisi demografica vi obbliga ad essere ancor più internazionali.

Abbiamo due temi, il primo che è prettamente meridionale: la bassa percentuale di diplomati che si iscrivono all’università. A questo si aggiunge il tema demografico, che ci spinge a guardare all’estero. Al momento abbiamo meno dell’1 per cento di studenti stranieri. Guardandolo in positivo abbiamo davanti una prateria. Ma dove possiamo andare ad attingere? Chiaramente non dall’Europa: pensare che un tedesco venga a studiare a Bari è complicato. Stiamo puntando ad alcuni paesi asiatici, come Uzbeskistan, Kazakistan, Cina, dove abbiamo interlocuzioni abbastanza avanzate. Sarebbe già fantastico avere i numeri che questi tre paesi potrebbero fornirci. Poi bisogna guardare al Nord Africa, con tutti i problemi geopolitici che ben conosciamo.

Teme che la politica possa tornare nelle Università in maniera sbagliata?

Manteniamo un dialogo intenso con tutte le associazioni studentesche. Cerchiamo di evitare le forti contrapposizioni, di non farci percepire come estranei ai loro problemi e alle loro vite. È una buona prassi che ho ereditato dalla vecchia governance. Ovviamente l’Univrsità è un soggetto politico nella misura in cui le sue azioni impattano sul territorio, ma non è un luogo che fa politica attiva, questo è un messaggio importante da trasferire alla componente studentesca. Si capisce il mondo studiando, questo deve restare il nostro focus. Questo luogo deve restare un presidio di cultura e libertà.

Le tre persone che più stima?

Il presidente Sergio Mattarella. Barack Obama. E Richard Feynman, scienziato statunitense del dopoguerra. Un giovane dottorando nel progetto Manhattan.

Il libro più bello che ha letto?

1984 di Orwell.

Che musica ascolta?

Tanta musica, rock e jazz.

A Lecce hanno eletto la prima rettrice, a Bari potrà accadere?

Certo, quando si candideranno.

You may also like

More in Pugliesi

Comments

Comments are closed.