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PIERO SCHETTINI – Designer di calzature

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Piero Schettini cover

Nel cuore di Bari vecchia un artigiano resiste alla trasformazione: «Realizzo scarpe su misura per le esigenze dei clienti»

Dove il turismo ha preso il sopravvento c’è un atelier che custodisce la memoria

DI DANIELA UVA

Nel cuore di Bari vecchia, dove le attività di ristorazione, i b&b e i servizi per i turisti hanno preso il sopravvento, c’è qualche artigiano che resiste alla trasformazione. Uno di loro è Piero Schettini che proprio qui, fra i vicoli del centro storico, dal 2012 realizza scarpe nel suo atelier.

Di cosa si occupa esattamente?

Sono il titolare di un’attività artigiana e mi occupo in prima persona della parte creativa. Realizzo le calzature seguendo tutto il processo, dall’idea iniziale fino al prodotto finito. La mia attività si trova a pochi passi dall’Arco delle meraviglie, in strada Filioli 31.

Come ha deciso di occuparsi di scarpe e quali sono stati i primi passi per cominciare la sua attività?

Non è stata una vera scelta, ma un richiamo alle origini. La mia famiglia è composta da artigiani calzolai attivi a Bari dagli inizi del ’900: dal mio bisnonno fino a me e a mio fratello. Ho iniziato da adolescente, lavorando con mio nonno e mio padre. Dopo il servizio militare, nel 2005, ho aperto il mio primo laboratorio di riparazioni a Bari, a 23 anni. Quell’esperienza è stata fondamentale: mi ha permesso di crescere professionalmente, collaborare con il teatro Petruzzelli e vivere anche un periodo a Firenze, dove ho imparato tecniche artistiche e lavorazioni completamente manuali. Successivamente mi sono formato anche come stilista modellista. Oggi il mio obiettivo è proporre calzature artigianali, sostenibili e durevoli, pensate per essere riparate e accompagnare la persona nel tempo.

Come nascono i suoi modelli e quali sono i punti di forza delle sue creazioni?

Mi definisco un designer di calzature, ma con una forte base artigianale. I miei modelli nascono sempre dalle esigenze del cliente: possono essere legate a un evento, a una richiesta stilistica o alla necessità di una calzatura su misura, spesso non disponibile nel mercato tradizionale. I punti di forza sono la qualità dei materiali, la realizzazione su misura per ogni piede, la possibilità di personalizzazione e la cura del dettaglio. A questo si aggiungono la durata nel tempo e l’assistenza post-vendita: una calzatura artigianale può durare anni ed essere rinnovata. Ogni paio, inoltre, rappresenta un pezzo unico e un ricordo autentico di Bari.

Qual è stata la sua più grande soddisfazione, finora, dal punto di vista professionale?

In oltre vent’anni ho avuto molte soddisfazioni. Tra queste, l’esposizione della mia prima collezione a New York nel 2011 e la realizzazione di calzature per artisti internazionali come Tanita Tikaram. Ma la soddisfazione più grande resta il contatto quotidiano con persone provenienti da tutto il mondo. Lavorare nel cuore di Bari vecchia mi permette di vivere ogni giorno uno scambio umano e culturale unico.

La sua bottega è proprio a Bari vecchia, dove il turismo rischia di inghiottire l’autenticità. Come si resiste a questo fenomeno?

Si resiste mantenendo una forte identità. Se il prodotto è autentico e il lavoro è fatto con passione, il turismo diventa un’opportunità e non un rischio. I visitatori cercano sempre più esperienze vere: a volte acquistano, altre volte partecipano a laboratori o semplicemente osservano. In ogni caso si crea un rapporto umano che arricchisce entrambi.

Secondo lei le istituzioni fanno abbastanza per tutelare gli artigiani?

Qualcosa è stato fatto, ma c’è ancora molto da migliorare, soprattutto sul fronte del ricambio generazionale. Gli artigiani hanno bisogno di sentirsi sostenuti e valorizzati. Sarebbe importante rafforzare il dialogo con le istituzioni e rendere più concreti gli strumenti di supporto, per permettere alle piccole realtà di crescere.

Quali sono le principali difficoltà che ha incontrato, e che ancora incontra, come piccolo imprenditore?

Le difficoltà non mancano, ma fanno parte del percorso. Servono costanza, impegno e una visione chiara. Una delle sfide principali è formare nuovi collaboratori e trasmettere competenze artigianali, cosa fondamentale per il futuro del settore.

Lei è nel fulcro del turismo barese, ha come clienti anche stranieri in cerca del vero artigianato made in Italy?

Assolutamente sì. Molti clienti arrivano dall’estero proprio alla ricerca dell’autentico made in Italy. Il contatto tra culture diverse crea valore e rende il lavoro ancora più stimolante. Questo scambio è sicuramente una delle chiavi del successo.

Ai giovani che vogliano fare gli artigiani quali consigli darebbe?

Consiglierei di avvicinarsi all’artigianato senza paura. È un lavoro che richiede impegno, ma offre grandi soddisfazioni. Lavorare con le mani aiuta a sviluppare creatività, concentrazione e sicurezza in se stessi. Con il tempo può diventare anche una solida opportunità professionale. L’artigianato è un mondo da riscoprire: ti permette di esprimerti, di creare valore e di sentirti davvero parte di ciò che fai.

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