La carriera e la vita del giornalista di Telenorba, da poche settimane divenuto presidente dell’Ordine dei giornalisti di Puglia, sono indissolubilmente legate alla figura di papà Oronzo, scomparso tragicamente quasi 50 anni fa
“Scrivere sul giornale” era il suo sogno da bambino. Suo padre, Oronzo Marangelli, fondatore e direttore de “La Voce Pugliese”, poi diventata settimanale con “La Voce del Mezzogiorno”, per lui, “faceva il giornale”. Un sogno spezzato la notte del 19 ottobre 1976 quando aveva 12 anni e suo padre, che mai aveva guidato ed era un neopatentato a 48 anni, andò a schiantarsi sotto un diluvio su un guardrail che gli recise l’arteria femorale lungo, la vecchia statale 16 all’altezza di Torre a Mare, di ritorno a casa a Conversano. Lo ritrovarono in auto il mattino dopo: nessuno lo aveva soccorso e morì dissanguato. Anche per questo Maurizio Marangelli, che da quel trauma non si è mai ripreso, non ha mai voluto provare a guidare, a prendere la patente, sentendosi ancora oggi un uomo fuori del tempo.
I primi articoli sui giornali locali e le corrispondenze sui quotidiani dall’età di 14 anni: una passione per la carta stampata coltivata poi con interventi ispirati al pensiero liberale, altra passione ereditata dal padre, che negli anni ’50 fu leader in Puglia della gioventù liberale del Pli di Malagodi. Era appena uno studente ginnasiale quando ha messo piede nella redazione di Telenorba, dove ha svolto tutta la sua carriera televisiva e radiofonica ricoprendo i diversi ruoli. Primo giornalista di una tv locale ad essere eletto consigliere e ora presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Puglia, un traguardo dedicato ovviamente a papà Oronzo, al quale, con la associazione culturale a lui intitolata, l’anno prossimo vorrebbe riservare una commemorazione per il cinquantenario della morte.
Presidente, ha ancora senso l’esistenza di un Ordine professionale?
Forse da liberale cresciuto con il mito di Luigi Einaudi dovrei rispondere che giornalista è chi lo fa. Ma l’Ordine oggi ha senso solo se riesce a garantire un bilanciamento fra la libertà di informazione e le altre libertà garantite dalla Costituzione, soprattutto ha senso di esistere se agisce sui suoi iscritti con le leve della deontologia e della formazione per poter assicurare ai cittadini una informazione corretta. Vorrei ricordare che siamo una istituzione soprattutto al servizio dei cittadini.
Che linee guida seguirà nel corso del suo mandato?
È la legge che fissa i nostri compiti ed è l’unica linea guida da seguire. Ma oltre a garantire le funzioni specifiche della tenuta dell’albo, la vigilanza disciplinare e un miglioramento della qualità della formazione, vorrei riuscire a realizzare due cose.
Quali?
La digitalizzazione degli archivi e degli uffici, qui siamo ancora al cartaceo, per offrire finalmente dei servizi rapidi ai colleghi. E poi aprire di più l’Ordine ai colleghi, portando iniziative o riunioni in tutte le province.
Quali sono le sfide del giornalismo oggi?
Non sono poche ma metterei al primo posto l’intelligenza artificiale, la novità più importante che rappresenta l’apice della rivoluzione tecnologica contemporanea. Il primo codice deontologico della professione, entrato in vigore il primo giugno scorso, richiede al giornalista un uso consapevole dando rilievo alle fonti e quindi alla trasparenza. L’intelligenza artificiale comunque non potrà in alcun modo sostituire l’attività giornalistica e il prodotto realizzato in quel modo non potrà essere definito giornalistico così come nessun iscritto/a potrà illudersi di spacciare per proprio lavoro il compitino svolto dall’intelligenza artificiale.
Ci sono spazi sufficientemente tutelati per un giornalismo d’inchiesta e libero?
Per definizione il giornalismo dovrebbe essere libero nel rispetto delle persone, delle fonti e della verità sostanziale dei fatti. Anche se costa fatica ed è sempre più difficile farle, gli spazi per le inchieste ci sono e non mancano anche in Puglia giornalisti-segugi. Certo ci vorrebbero più tutele, questo è vero, ma dovremmo cominciare anche noi giornalisti ad essere più solidali tra noi stessi.
Collaboratori pagati 7 euro ad articolo: chi potrà mai ambire a fare questo lavoro?
Una situazione drammatica di precariato e sfruttamento che non riduce solo le possibilità di fare il giornalista, ma mette seriamente a rischio la qualità stessa dell’informazione. Da tempo le istituzioni della nostra categoria si battono per l’equo compenso, cioè assicurare una retribuzione sufficiente per consentire un decoroso tenore di vita. La Carta di Firenze è nata per questo, a questo è dedicato l’art. 31 del nuovo codice deontologico, ma qui entra in gioco la contrapposizione con il potere economico dei datori di lavoro.
Dove vede potenzialità di sviluppo per la nostra professione?
Nella comunicazione istituzionale e in genere nelle attività di comunicazione di enti vari, società, aziende che, con i nuovi strumenti social, hanno bisogno di far conoscere le proprie attività, di organizzare eventi e tanto altro.











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