Il presidente della Popolare di Puglia e Basilicata, e vicepresidente dell’ABI, parla della situazione economica regionale, di ciò che c’è e di quello che manca. E rivela il suo sogno personale, molto originale…
WORD FABIO MOLLICA
A capo di una solida realtà dell’economia del Mezzogiorno, il presidente della Banca Popolare di Puglia e Basilicata, Leonardo Patroni Griffi, ha chiuso l’anno con numeri positivi e con la nomina a vice presidente dell’Associazione Bancaria Italiana, un riconoscimento che valorizza la stessa BPPB ma anche l’intero territorio pugliese.
Come va la banca?
La semestrale dice che va bene, i numeri del bilancio dovrebbero essere altrettanto confortanti. Quello dell’anno prossimo ancor di più sancirà la fine di un ciclo. Sono molto soddisfatto del lavoro svolto dal consiglio e dall’amministratore delegato, che ha saputo fare il meglio che poteva fare.
Come va l’economia regionale, che problemi ci sono?
È una economia che ha luci e ombre. La nostra è una regione che non riesce a fare quel salto che meriterebbe di fare per il lavoro fatto e per le iniziative fin qui messe in campo.
Per quali motivi?
Sempre gli stessi: innanzitutto la difficoltà di fare squadra, e questo riguarda il tessuto imprenditoriale che non si organizza in filiere e distretti, e poi la difficoltà della politica di definire una chiara politica industriale che diversifichi gli investimenti in base alle caratteristiche delle varie province. E poi la sfida delle sfide…
Quale sarebbe?
La crisi demografica, Nascono meno bambini, le classi più istruite emigrano e quella di tenere qui i giovani sarà la vera sfida per il futuro. Contestualmente però bisognerebbe programmare i flussi migratori e puntare ad una emigrazione di qualità. A tal fine, alcune Camere di Commercio del Nord hanno già fatto accordi con alcuni Paesi, dovremmo seguire questa strada.
Che problematiche ci sono tra le imprese e con le imprese?
Come dicevo prima, le imprese non fanno sistema, o lo fanno poco. C’è in Puglia un individualismo ancora eccessivo. Poi c’è la problematica della transizione ecologica e dei criteri Esg, qui le difficoltà principali sono soprattutto con le piccole e medie imprese. Ma questi criteri che oggi sono ritenuti in qualche modo quasi esterni, entreranno di prepotenza anche nelle piccole realtà imprenditoriali, anche perché fanno parte delle regole di concessione del credito.
Il fallimento è ancora percepito come la cosa più tragica che possa accadere ad un imprenditore o la mentalità sta cambiando anche qui da noi?
Bisogna distinguere. Il fallimento economico non è percepito come la cosa più tragica. Il fallimento personale invece si. In una società in cui bisogna eccellere, in cui la gente si ritocca i selfie, le singole persone non sono disposte a fallire e persino a prendere rischi. Sul piano personale il fallimento è meno perdonato rispetto al passato.
La liquidità e l’accesso al credito sono ancora il problema principale per l’avvio di progetti e investimenti?
La liquidità e l’accesso al credito non sono più un problema, se non di tipo normativo perché vanno rispettate alcune regole, ma le imprese sane non hanno problemi di sorta.
Resta invece il problema di trovare le figure professionali, soprattutto in certi settori.
Il problema della specializzazione è in parte legato al problema demografico, in parte all’incapacità della società di rappresentare ai propri figli che esistono altre vie oltre al liceo: ci sono gli Its, che purtroppo non hanno ancora la giusta percezione positiva nel tessuto sociale, Non raccontiamo la storia giusta ai nostri figli.
Il settore finanziario è forse uno dei più digitalizzati, l’IA come potrà essere sfruttata dalle banche?
Nei processi interni è già un campo che permetterà di modificare le policy e il modo di operare nella banca. Basta pensare all’aiuto che può dare nel settore dell’antiriciclaggio, o nel processo del credito, nella compliance. Molto più difficile immaginare un impiego verso l’esterno.
Che progetti ha la BPPB per i prossimi cinque anni?
Il progetto di riefficentare il suo core business, di fronte ad un mercato in evoluzione deve necessariamente acquisire maggiore efficienza, senza sacrificare la relazione con la clientela, sia con sportelli fisici che con persone dedicate. L’ausilio di strumenti tecnologici sarà sempre supportato da nuove assunzioni.
A lei personalmente invece cosa piacerebbe fare nei prossimi anni?
Il ministro dell’Immigrazione.
Perché?
È l’unica risorsa vera da cui si può estrarre valore. Se la si riesce a regolamentare.
Che futuro vede per la Puglia?
La Puglia ha avuto la fortuna di essere bene governata negli ultimi anni sia dal centrodestra che dal centrosinistra, e quando c’è stata alternanza nessuno ha disfatto quello che era stato fatto dai governo precedenti. Se avessimo una politica industriale seria non ci mancherebbe nulla per essere tra le prime sette regioni italiane. Ma dobbiamo creare filiere sulle tante cose che già abbiamo.












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