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CASCINA SAVINO – La nuova agricoltura che nasce dalle relazioni

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GIUSEPPE SAVINO COVER

A Cascina Savino (Foggia) prende forma un nuovo modo di vivere la terra: non solo produzione, ma esperienze, comunità e cura delle persone. È da qui che parte il lavoro di Giuseppe Savino, fondatore di Vazapp, che ha creato un vero e proprio laboratorio a Foggia. Un’agricoltura che non si limita a coltivare campi, ma apre quei campi alle persone, trasformandoli in luoghi dove raccogli un frutto o un fiore, dove accogli la bellezza della natura, dove ri-accogli te. Un percorso che negli anni è stato vissuto da migliaia di persone ed è oggi pronto a fare un passo ulteriore: uscire dai confini di Foggia per diventare modello replicabile. È l’agricoltura delle relazioni.

Quali sono le novità di quest’anno a Cascina Savino?

La novità è che vogliamo che il bene che generano i nostri campi si moltiplichi. Foggia per noi è un laboratorio. Tra mille difficoltà abbiamo fatto nascere qualcosa che oggi sentiamo possa fare bene anche altrove. Per questo vogliamo far fiorire quei campi nelle menti e nei cuori di altri agricoltori, in tutta Italia e non solo. A breve lanceremo una call per incontrare quelli che chiamiamo “contadini delle relazioni”: persone che già praticano questa agricoltura, spesso anche in modo inconsapevole. Le novità, in fondo, sono due. La prima è che vogliamo replicare i Campi, portare questa esperienza in altri territori. La seconda è che Cascina Savino diventa, ancora una volta, una realtà aumentata. Quest’anno lavoreremo per rendere l’esperienza ancora più immersiva e più autentica. Le persone entreranno in una natura che parla: agli occhi, al cuore, all’anima. E porteranno a casa non solo un prodotto agricolo, ma qualcosa che resta, qualcosa che custodiranno dentro.

Cosa significa “agricoltura delle relazioni” e chi sono questi contadini?

È un cambio di paradigma. Per anni l’agricoltura è stata solo produzione. Oggi intercetta un bisogno diverso: le persone sono stanche delle città, cercano spazi, silenzi, colori, bellezza, cibo e relazioni autentiche. I contadini si sono sempre presi cura delle piante, come figli, mi verrebbe da dire. Ora è arrivato il momento che si prendano cura delle persone: saranno i terapeuti delle città. Più si produce e più si è soli, più è grande il trattore, più è grande la solitudine. Hanno capito che vive meglio non chi produce di più, ma chi sta meno solo.

Quindi non si compra più solo un prodotto?

Si parte da un prodotto, ma può nascere un’esperienza. Per la prima volta creiamo un campo dove lo spazio non si misura sulla dimensione del trattore, ma su quella delle persone, che finalmente possono raccogliere con le proprie mani un frutto o un fiore direttamente dal campo, incontrando chi lo produce, camminando in uno spazio pensato apposta per loro. Fino ad ora, se ci pensa, questa cosa avviene nel supermercato, dove però ancora non si possono fotografare tramonti.

È un cambio culturale quindi?

Totale. Passiamo da un’agricoltura che produce a un’agricoltura che genera relazione. Da trattori ad attrattori. Da braccianti ad abbraccianti. Il campo non è più solo un luogo di lavoro. Diventa uno spazio di incontro.

Quale ruolo ha oggi il contadino?

Non è più solo chi coltiva. È chi, attraverso la terra, crea relazione. E si prende cura delle persone. Perché il futuro dell’agricoltura non è solo nei campi che fioriscono, ma nelle persone che, grazie a quei campi, tornano a fiorire. Direi ai contadini di farsi avanti. Se sentono che quello che fanno non è solo produzione, se sentono che nei loro campi c’è qualcosa di più, anche se non sanno ancora dargli un nome, allora probabilmente stanno già facendo agricoltura delle relazioni. A breve lanceremo una call proprio per incontrarli. Per conoscerci, guardarci negli occhi e capire se possiamo fare un pezzo di strada insieme. Per chi invece vuole venire nei campi, la cosa è molto semplice. Cascina Savino è aperta ed è uno spazio che accoglie. Ci trovate sui nostri canali social.

Venite a vedere, a raccogliere, a fermarvi. Perché quello che succede nei campi non si può spiegare fino in fondo. Va vissuto. Perché certe cose non si raccontano. Si incontrano.

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