PUGLIESI DEL FUTURO

DOMENICO ANTONACCI – La crescita come obiettivo

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domenico antonacci cover

In soli 12 anni la Nord Costruzioni Generali ha raggiunto i 16 milioni di fatturato e 50 dipendenti diretti. Merito di Domenico Antonacci, 37 anni, che nei prossimi cinque anni punta quasi a raddoppiare i ricavi

Words Fabio Mollica

A soli 37 anni (a settembre), il barese Domenico Antonacci, laureato in Ingegneria civile, presidente di Ance Giovani Bari-Bat, ha dato solide basi ad una realtà imprenditoriale, la Nord Costruzioni Generali, che in appena 12 anni ha raggiunto un fatturato di 16 milioni di euro e dà lavoro a circa 50 dipendenti. Come ci è riuscito? Tanto lavoro, parecchi sacrifici, organizzazione, programmazione. E infine, cosa non meno importante delle altre: «L’avere sempre fermi nella mente gli obiettivi da raggiungere».

Quali erano?

La crescita è sempre stata il mio obiettivo. Attraverso un processo frutto di una attenta e puntuale programmazione. Avevo programmato un primo decennio di stabilizzazione, perché si usciva da un periodo di crisi, in cui il fatturato non ha mai superato i 5 milioni, seguito da un secondo decennio di crescita, che oggi è testimoniata dai numeri.

Che erano ben diversi quando è diventato Ceo di NCG…

Quando l’azienda fu fondata, nel 2010, si occupava solo di movimento terra. Dal 2012, anno in cui sono diventato amministratore, abbiamo iniziato ad aprire il ventaglio del business allargandoci agli appalti pubblici e all’edilizia civile e industriale. 

Qual è stato il lavoro della svolta?

Sicuramente l’ampliamento del sito produttivo della Merck Serono a Bari, è stato il nostro trampolino di lancio, ricordo che l’importo del lavoro superava il nostro fatturato annuo.

Nei successivi sei anni abbiamo eseguito per lo stesso cliente lavori per circa 10 milioni. 

Quella commessa ci ha portato altri clienti importanti, come Bosch e O-I Italy. È stato fondamentale anche l’ingresso nel Consorzio Stabile Medil, un’altra scelta che ci ha permesso di ampliare gli orizzonti e partecipare a gare d’appalto importanti. Abbiamo iniziato ad acquisire lavori fuori Bari, in Lombardia, in Salento, Abruzzo, Toscana.

In cosa siete specializzati?

La nostra specializzazione resta quella dei lavori infrastrutturali, quindi strade e opere civili, ma abbiamo grandi competenze anche nel settore dei lavori ferroviari. E dal 2019 siamo diventati fornitori di E-Distribuzione (gruppo Enel) specializzandoci così pure nel settore elettrico.

Gli ultimi anni sono stati per voi anni di grandi novità e cambiamento, a cominciare dalla nuova sede. Cosa a cui teneva tanto. Perché?

Perché lavorare in un luogo accogliente ed elegante fa lavorare meglio ed è un bel biglietto da visita. L’altra grande novità, che ci sta dando una spinta particolare, è stata, nel 2023 l’acquisizione di una cava nel territorio di Bari, per la commercializzazione di inerti. 

Un passaggio fondamentale? 

Si, perché ci ha permesso di chiudere il cerchio dell’economia circolare: poiché svolgiamo lavori stradali e operiamo nel movimento terra, il possesso di una cava significava aumentare l’operatività, ridurre i costi e aumentare i ricavi, attraverso la produzione di calcestruzzo.

Quali sono state le altre svolte importanti?

L’attenzione particolare alla digitalizzazione dell’azienda e all’inserimento di figure dirigenziali di alto livello. E poi l’aver ottenuto certificazioni di ogni genere, che ci permettono di partecipare individualmente e senza problemi ad appalti pubblici su tutto il territorio nazionale. In questo percorso di crescita personale e aziendale aggiungerei la partecipazione attiva nelle associazioni datoriali.

A chi si è ispirato nel suo percorso?

In tutta sincerità, a me stesso. Ho fatto affidamento sulla mia forza. Mi sono costruito da solo. Non voglio apparire presuntuoso, ma è quello che è accaduto.

Dove vuole arrivare?

Ad un fatturato di circa 30 milioni nel 2030. L’obiettivo è di arrivare ad un età matura e raccogliere i frutti di tanto lavoro. E con ciò, per essere chiari, intendo allargare l’orizzonte degli investimenti, cosa a cui stiamo per la verità già lavorando.

Non le interessa la ricchezza?

Non ho nulla in contrario, ma finora non ho mai preso utili, li ho sempre reinvestiti nell’azienda. E questo è stato un segnale importante anche per le banche, che hanno capito che dietro un nome c’è una visione. Così come è stato importante anche il costante aumento del capitale sociale, partito da 10mila euro, poi salito a 150mila, 450mila, e oggi arrivato ad un milione di euro.

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