La designer brindisina ha focalizzato la sua attenzione sul complemento d’arredo e sul mobile inteso come “scultura funzionale”. Il mondo naturale e i suoi elementi sono i suoi motivi ispiratori
Sempre sospesa tra arte e design, Daniela Chionna fa del suo lavoro creativo una fucina dove fonde pittura, design– light art e scultura con qualche incursione nella performance e l’installazione. Sicuramente ha influito l’humus in cui è nata e cresciuta, quello di una famiglia che ha sempre coltivato la passione per l’arte e per l’artigianato d’eccellenza. Fin dalla prima giovinezza sognava un futuro lavorativo nel mondo del design: Gruppo Memphis, Studio Alchimia erano esempi da emulare. Alessandro Mendini, Ettore Sottsass, Riccardo Dalisi erano, e sono ancora, i suoi capisaldi ; menti ingegnose capaci di rendere sempre più sottile il confine tra design e arte applicata: esattamente quello che Daniela Chionna mette in atto nel suo percorso creativo.
Dopo studi artistici e varie esperienze maturate nell’ambito della progettazione d’interni, ha focalizzato la sua attenzione sul complemento d’arredo e sul mobile inteso come “scultura funzionale”. Il mondo naturale e i suoi elementi erano, e tuttora sono, i suoi motivi ispiratori, facendone la cifra stilistica che la contraddistingue.
La sua prima collezione prese forma grazie alla collaborazione con degli artigiani che condividevano la sua visione, le loro officine erano le piccole Bauhaus dove la giovane designer sperimentava differenti forme d’espressione legate ai materiali con cui decideva di operare: marmo, legno, vetro, metalli.
La prima tappa fondamentale del suo percorso corrisponde al suo debutto: il Festival dei Due Mondi di Spoleto del 1995, che si rivelò, grazie a incontri provvidenziali, un importante trampolino di lancio verso Il Fuorisalone del Mobile di Colonia-Germania e di Milano, patria indiscussa del design.
Con l’intento di rendere leggera e trasparente la materia si approccia alla light art, così, nel 2002 crea Quadri e Contenitori di Luce: strutture polimateriche luminose ispirate all’astrattismo organico e geometrico, progetto selezionato dal Cosmit per il SaloneSatellite 2002, in occasione del Salone Internazionale del Mobile di Milano; un mix tra pittura, light art e design. Il SaloneSatellite si rivelò porta d’accesso verso orizzonti più ampi. Diverse furono le pubblicazioni su note riviste di settore nazionali ed estere, lo stesso accadde per le emittenti televisive Rai e Mediaset. In seguito, i Quadri di Luce furono esposti alla Fortezza da Basso nella Sala Stampa del Pitti Club in occasione del Pitti Immagine, stagione della moda di Firenze, luogo che l’ha riaccolta nel 2023 in occasione della Florence Biennale d’arte e design. Anche il Centro di Produzione Rai 3 di Torino selezionò dei contenitori di luce per il set del programma televisivo “Screensaver”, ideato e condotto da Federico Taddia.
Tempo dopo fu la volta del cinema con l’inserimento di opere luminose e pittoriche nella scenografia del film “Nomi e Cognomi”, prodotto da Draka Production e girato in Puglia, tra gli interpreti Maria Grazia Cucinotta ed Enrico Lo Verso.
Il suo modus operandi, sempre fluttuante tra rigore geometrico, naturalità, cromatismo e funzione, ha sempre rivelato uno studio filosofico e pratico centrato non solo sull’opera ma anche sulla relazione che intercorre tra la stessa e lo spazio che la contiene. Molte delle sue creazioni, in particolar modo quelle più recenti, sono realizzate accostando materiali di pregio con materiali di recupero (vecchi legni da carpenteria, reti metalliche, zanzariere dismesse, fili di nylon) non tanto per una vocazione verso l’ecosostenibilità quanto per il desiderio di creare nuove strutture con elementi già pregni di memoria.
Senza mai trascurare il mondo del design e rimanendo sempre focalizzata sui differenti linguaggi dell’astrattismo, intraprende un percorso dedito alla ricerca pittorica, prediligendo sempre più il riscatto del gesto e la sorpresa delle grandi “macchie” di colore. Nel 2018 in occasione di Arte Padova propone cicli di opere dedicate ai non luoghi o luoghi della creazione; una riflessione sul campo quantico e le infinite energie che lo pervadono. L’intento di Daniela Chionna non è più quello di rappresentare “qualcosa” ma lasciare che attraverso le stratificazioni del colore “qualcosa” si manifesti. Un fluire che ha trovato sfogo nelle recenti grandi tele dedicate ai paesaggi interiori, alcune presenti nel catalogo Altri Paesaggi 2023.
“Mai come ora il mio fare arte, nella pittura come nel design, è principalmente basato sulla relazione che intercorre tra uomo (simbolo in evoluzione), natura e cosmo: un’arcaica e contemporanea celebrazione del creato nella sua totalità. Come sostiene James Hillman: L’artifex lavora con l’anima nell’anima del mondo”.
Dal 10 al 19 agosto 2025 il primo piano della Torre Civica di Cisternino (BR) ospita la mostra “Itineris, dalla Terra al Cielo – Contenitori di Luce” di Daniela Chionna; per l’occasione alcune opere sono ospitate nella sala reception della Masseria San Lorenzo Resort di Fasano. L’evento fa parte del programma del Festival Notte Verde di Cisternino. Una possibilità per conoscere l’artista e il suo modo di coniugare arte e design.
Crediti Fotografici: Antimo Altavilla, Enrico La Sorsa
Opere collezione privata : Gioco Astratto, Libreria futurista, Graffito di Luce.












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