Hospitality designer, agricoltore, vignaiolo: il professionista martinese racchiude in se tre anime. E dopo il premio Iron Design Award 2025, sogna di dedicarsi anche alla moda
WORDS FABIO MOLLICA
Bepi Povia è un hospitality designer, un agricoltore e anche un vignaiolo che trasforma il territorio per l’uso turistico sostenibile. Sostenitore da sempre della filosofia del riuso, che ha fondato il movimento del ritorno alle radici non come ritorno al passato ma come base consapevole per costruire un futuro sviluppo, sostenibile, quest’anno ha vinto il premio Iron Design Award 2025, ciliegina sulla torta di una carriera professionale che lo ha visto protagonista di tante strutture turistiche che dagli anni 80 ad oggi hanno arricchito la nostra terra. Dopo varie esperienza in Italia e all’estero, Povia è rientrato in Puglia nel 1983. Ha curato, tra gli altri, i progetti paesaggistici di Victor Village, Robinson Village, Porto degli Argonauti, Argonauti Resort, Hotel Villa S. Martino, Tenuta Monacelle Resort, Il Santissimo Resort, Masseria Auraterrae a Polignano.
Di quali lavori è particolarmente fiero e perché?
Onestamente di tutti, ma è evidente che l’ultimo rappresenta l’evoluzione di quelli che lo precedono: Masseria Aura Terrae a Polignano, progetto che ha ricevuto l’Iron Design Award 2025.
La Puglia ha saputo tutelare e valorizzare il suo paesaggio?
A mio avviso si, la Puglia, tranne qualche raro caso di deturpazione industriale pianificata, ha saputo difendere la propria storia agricola, ed oggi grazie ad una classe di progettisti preparati ad operare sul paesaggio, sa restituire e conservare la sua bellezza intrinseca.
In quali progetti di architettura è attualmente impegnato?
In verità il mio studio BPI&G+Partners non fa architettura, piuttosto pianificazione del territorio con il focus sul paesaggio agricolo e autentico. Il nostro però è un vero lavoro di squadra fatto con architetti, urbanisti, ingegneri, e qualsiasi altra figura tecnica necessaria e sostanziale a garantire un lavoro progettato bene e che guarda lontano.
Architetto paessagista, winemaker, designer: quante facce ha Bepi Povia? E come si legano tra loro?
Sembrano cose distanti e differenti, in realtà sono molto connesse e tutte con la mira a dare qualità al territorio e ai prodotti che lo contraddistinguono.
Cos’è per lei Masseria Croce Piccola, la sua oasi di pace nelle campagne di Martina Franca, un buon retiro o cos’altro?
È allo stesso tempo un rifugio, un laboratorio di ricerca, un centro di benessere spirituale.
Cosa le ha insegnato la natura?
Che se non la comprendiamo non capiamo bene gli uomini. Il carattere delle persone viene plasmato dal luogo in cui vivono e crescono. Questo elemento è essenziale per capire le nostre radici, fondamentali per rapportarci con gli altri e soprattutto con il futuro.
Che cosa vorrebbe fare nei prossimi anni?
Essenzialmente ciò che già faccio già, però in verità c’è qualcosa che intravedo tra i miei obiettivi futuri… lavorare nel settore moda ma con un’occhio più attento al recupero delle tradizioni, allo stile identitario e del luogo in cui si produce.












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