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ANTONIO CERA – L’intellettuale che impasta

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forno sammarco

La rivoluzione di Antonio Cera, proprietario del Forno Sammarco, un laboratorio di idee, che unisce persone

WORDS ANTONIO MERCALDI

Raccontare Antonio Cera significa entrare in una storia che tiene insieme radici profonde e scelte radicali. Una storia che parla di pane, ma anche di visione. Che nasce in un piccolo paese del Gargano e finisce per dialogare con il mondo, senza mai tradire la terra da cui è partita.

Ho avuto il privilegio di conoscerlo non solo come fornaio, economista, agitatore culturale, ma anche di osservarlo come figlio e padre. E di vedere da vicino i frutti di quella famiglia che lo ha cresciuto a pane e scelte coraggiose. Un’impalcatura umana e professionale che non ha mai fatto da sfondo, ma da fondamento.

Per me questo racconto ha un significato doppio. C’è la figura pubblica di Antonio Cera, ormai nota nel panorama gastronomico italiano e internazionale, e c’è il piacere di raccontare una storia che affonda le radici a San Marco in Lamis, proprio dove affondano anche le origini della mia famiglia paterna. Un filo sottile ma resistente che lega la narrazione alle emozioni. Proprio nel cuore del Gargano più interno e autentico si trova il Forno Sammarco: oggi laboratorio di idee e pane, ieri semplice forno di paese fondato negli anni Sessanta.

Ma dietro la spinta culturale, le parole e i riconoscimenti, c’è soprattutto una famiglia. Se Antonio è quello che è, lo deve in gran parte a tre donne che lo hanno cresciuto, formato, ispirato. Tre figure centrali: mamma Lina, biologa ed ex insegnante, prestata con passione alla panificazione; la zia Tanella, panificatrice e sarta – venuta a mancare nel 2024 all’età di 92 anni – e la sorella Maria, imprenditrice purosangue e fondatrice del forno, scomparsa a giugno di quest’anno all’età di 97 anni. Donne provenienti da mestieri diversi, ma unite dagli stessi valori: precisione, impegno, autonomia.

È anche per questo che, dopo una laurea in Economia a Milano e un’esperienza tra banche, marketing e consumo critico, Antonio ha scelto di tornare. Ma non per fare semplicemente il pane. Per ripensarlo. Per restituirgli un ruolo culturale, agricolo, politico. Per fare impresa dove sembrava impossibile.

In poco tempo è diventato “il fornaio degli chef stellati”, presente sulle principali guide gastronomiche, con premi, classifiche e certificazioni che ne hanno riconosciuto il valore artigianale e intellettuale. Ma sempre con i piedi per terra e le mani nella farina.

Una scena simbolica, diventata familiare: le sue “nonnine”, come le chiama lui, al fianco di grandi chef stellati e personalità della finanza o dello showbiz, affascinate e curiose di impastare insieme a loro o anche solo di scambiare due chiacchiere. Mani segnate dal lavoro che si stringono a quelle di chi è abituato ad altri impasti. Non folklore, ma affetto e autorevolezza. Il riconoscimento di un sapere che passa dal corpo e attraversa le generazioni. Il tempo, in questi gesti, non è mai una cornice, ma una sostanza.

Oggi il Forno è sempre più una questione collettiva. Si affaccia ora a questo mondo anche Michelangelo, figlio di Antonio, che non è più solo “il piccolo di casa”, ma un ragazzo che cresce tra l’amore della nonna e i gesti sapienti di chi ha fatto del pane una grammatica della vita. Il futuro, anche qui, ha già le mani in pasta.

A conferma di questa visione c’è poi Grani Futuri, il progetto culturale fondato da Antonio nel 2017. Non una sagra, né una semplice rassegna: un’idea in continuo movimento. Il pane come impegno civile, ambientale, gastronomico. Un evento che ha portato a San Marco panificatori, artisti, filosofi, chef, contadini, comunicatori.

Un esercizio collettivo di pensiero su come nutrire un futuro possibile.

Nel 2025, per la sua settima edizione, Grani Futuri ha scelto il titolo “Il pane della speranza”, come risposta simbolica e concreta ai tempi incerti. Un progetto diffuso e radicato, tra cammini silenziosi, tavole rotonde e convivi condivisi. Dal pellegrinaggio laico tra i santuari del Gargano alla “Via del Pane” che unisce sei città pugliesi dell’arte bianca, dai laboratori serali alla grande cena collettiva con fornai e cuochi da tutta Italia. Ancora una volta, il pane si fa linguaggio comune, ponte tra comunità, alleanza viva tra memoria e futuro.

Tutto, in questa storia, profuma di coerenza. Anche quando prende vie imprevedibili. Anche quando la tradizione non basta, e serve il coraggio della trasformazione. Antonio Cera è questo: un artigiano che pensa, un intellettuale che impasta, un uomo che ha scelto di tornare a casa per portare il mondo in paese. E il paese nel mondo.

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