Pugliesi

Antonello Garzoni – «La Lum è una università Rock”

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Antonello Garzoni rettore Lum

Il rettore dell’università privata pugliese spiega, con i numeri, il grande successo della realtà di Casamassima. Che lavora insieme alle imprese per fare “Return On Certified Knowledge”, un ritorno sulla conoscenza certificata

Words Fabio Mollica

Iscritti raddoppiati, una sede al passo con i tempi, nuovi corsi, un parco e una residenza per studenti, iniziative culturali e sociali che vanno oltre la didattica: l’università privata pugliese LUM gode di ottima salute ed il rettore Antonello Garzoni è fiero dei risultati raggiunti e del lavoro svolto da tutto il suo management.

Che progetto di sviluppo avete per i prossimi anni?

La LUM è una comunità di persone unite ed integrate intorno ad un progetto in continua evoluzione. Abbiamo recentemente compiuto 25 anni dal riconoscimento ministeriale, ma continuiamo ad avere un approccio innovativo tipico delle startup, strizzando l’occhio a modelli di università straniere senza perdere la nostra identità mediterranea. Negli ultimi anni abbiamo ampliato la nostra offerta formativa e oggi operiamo in quattro ambiti (economia, giurisprudenza, medicina, ingegneria) favorendo le sinergie che nascono da un approccio interdisciplinare sia nella didattica che nella ricerca. In questo momento siamo l’unica università privata in Italia che opera in questi quattro ambiti e stiamo lavorando per costruire un nuovo modello di università, sempre più innovativa e sempre più internazionale, ma che mantiene al centro lo studente nel suo percorso di apprendimento e di crescita professionale. In questo progetto di continuo sviluppo abbiamo appena inaugurato un nuovo campus da 24 mila metri quadri e stiamo attrezzando un parco da 16 mila metri quadri e una residenza per studenti da 400 posti. Abbiamo lanciato un nuovo dottorato med-tech e stiamo predisponendo dei laboratori di ricerca e di open innovation dedicati alla silver economy (invecchiamento attivo della popolazione) e all’agri-tech. 

In quali numeri si concretizza la vostra crescita?

Lo scorso anno abbiamo registrato circa 1100 matricole (nuovi iscritti) e, includendo gli studenti dei programmi offerti dalla School of Management, contiamo oltre 4 mila studenti iscritti a programmi universitari. Il nostro tasso di placement a 3 anni è del 92% e il livello di soddisfazione degli studenti rilevato da Alma Laurea è del 98% di studenti soddisfatti dei nostri percorsi formativi. Il nostro obiettivo è arrivare a oltre 6.000 studenti nei prossimi tre anni, grazie soprattutto al buon andamento delle immatricolazioni. 

Quali sono i motivi di questi buoni dati?

Ne evidenzio almeno tre: a) mettiamo al centro lo studente e lo seguiamo in ogni fase del percorso; b) crediamo in una formazione teorico-pratica che metta le basi per una piena consapevolezza nell’esercizio di una professione; c) abbiamo un processo decisionale snello e costantemente ci confrontiamo con i nostri stakeholders per capire come migliorarci. 

Provo a fare qualche esempio per ognuno di questi punti. Avere in testa la crescita personale e professionale di ogni studente significa adottare un percorso personalizzato in cui lo studente, oltre a frequentare gli insegnamenti previsti dal corso di studi, può partecipare a iniziative aggiuntive che arricchiscono il proprio bagaglio di esperienze come incontri con imprenditori e capi azienda, company visit e study tour, hackaton e laboratori con le aziende. Inoltre i nostri uffici monitorano le carriere delle persone e sono a disposizione degli studenti per superare eventuali difficoltà: abbiamo ad esempio due uffici dedicati all’inclusione e al benessere psico fisico (“Lum insieme”, per disabilità e DSA, “Lum ascolta”, come servizio di counseling psicologico per affrontare ansie da esame o momento critici). I nostri programmi di studio sono caratterizzati inoltre dalla early clinical experience, cioè anticipano in modo graduale le esigenze di applicazione pratica delle conoscenze. 

Cioè?

Un nostro studente di medicina impara nei primi due anni a fare iniezioni, a prestare un primo soccorso, a prendere la pressione, a leggere gli esami del sangue, a comprendere come funziona un ospedale e come viene gestito, a simulare approcci di gestione di un paziente. Poi dal terzo anno indossa il camice bianco, che ripone nel proprio armadietto in ospedale, ed entra nei reparti a seconda delle discipline frequentate. Insomma impara la professione del medico in modo graduale, attraverso un percorso guidato in cui può fare errori che non hanno conseguenze, ma che consentono di apprendere meglio cosa si è studiato. Lo stesso approccio che usiamo nella facoltà di Giurisprudenza, dove usiamo simulazioni di processi, visite in tribunale e “cliniche” legali. Quanto alla velocità di approccio, dipende da un costante ascolto del territorio e dalla capacità di modificare programmi per aggiornare continuamente i contenuti degli insegnamenti. 

Chi è lo studente tipo della Lum? Si tratta solo di figli di famiglie benestanti o avete costi accessibili? 

L’idea che l’università privata sia per “ricchi” è ampiamente superata. La nostra è una realtà in cui gli studenti non provengono da una élite, ma in cui i genitori investono per consentire ai propri figli un ambiente di apprendimento migliore. Le nostre rette sono ampiamente accessibili e sicuramente più economiche delle corrispondenti università private del Nord. Immaginando anche che in questo modo i nostri figli rimangono al Sud, limitando anche le spese per mantenere vitto e alloggio in città oggi con costi alti e una qualità della vita più bassa. Noi abbiamo il mare e una luce naturale che d’estate ci acceca, e viviamo in una terra bellissima circondata da ulivi e querce. Per non parlare del cibo. Certo, le professioni sanitarie hanno dei costi superiori, ma gli investimenti in attrezzature e personale che abbiamo fatto in questi anni sono stati interamente finanziati da noi. 

Perché ci sono tante opere d’arte negli spazi comuni della vostra sede? 

Nel nuovo campus abbiamo inserito 100 opere di giovani artisti contemporanei che si ispirano ai mestieri tradizionali, all’innovazione digitale, alla cultura classica, alla musica, allo sport, alla tecnologia. Crediamo che in un contesto universitario l’arte (“il bello”) stimoli la creatività e dunque porti ad uno sviluppo della scienza tramite la logica (“il vero”). Riteniamo che dopo il Covid i nostri ragazzi hanno imparato a studiare e vivere in modo diverso: è per questo che abbiamo inserito negli spazi comuni divanetti e aree di interazione sociale, contornati da opere d’arte. L’università diventa una seconda casa e gli ambienti belli ispirano anche rispetto per la comunità. In tre anni da quando abbiamo aperto il nuovo campus i primi “custodi” di queste opere aperte al pubblico sono proprio gli studenti. 

Che tipo di collaborazioni avete con le aziende pugliesi?

In quanto università privata, riusciamo da sempre a dialogare con maggiore velocità e prossimità con le aziende pugliesi (ma anche nazionali e internazionali). Nei primi anni infatti molti dei nostri studenti avviavano carriere in società multinazionali, spinte anche dalla mancanza di opportunità al sud. Oggi il contesto lavorativo pugliese è molto diverso. Molte di quelle multinazionali hanno aperto sedi al Sud e anche la competitività e l’organizzazione delle aziende pugliesi è cambiata. E i nostri studenti trovano lavoro nella nostra terra. Si tratta di un capitale umano che rimane in Puglia e stimola nuove imprese e crescita economica condivisa di cui dobbiamo essere fieri. 

Per quanto riguarda la collaborazione, oltre al placement, in questi anni abbiamo sempre più integrato le imprese, i professionisti, le istituzioni nei nostri programmi di studio. Ad esempio abbiamo un laboratorio di “coding” gestito da Exprivia, un laboratorio di turismo insieme a Pugliapromozione, un open challenge di innovazione dei modelli di business insieme a Confindustria Giovani, dove ogni anno sei imprese si aprono a gruppi di studenti che apportano le proprie idee di cambiamento sulla base di quanto appreso a lezione. Insomma, la nostra è una università “rock”, ovvero che lavora insieme alle imprese per fare “Return On Certified Knowledge”, un ritorno sulla conoscenza certificata. Dietro quel “pezzo di carta” che chiamiamo laurea ci sono tante esperienze ed emozioni, che arricchiscono i nostri studenti e li rendono più pronti per il mondo del lavoro.

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