Ance Brindisi inverte la rotta e registra numeri in crescita. Il Consorzio Stabile Build si aggiudica grandi opere come al cassa di colmata nel porto e la copertura dello stadio di Lecce. «Il mondo è cambiato, deve cambiare anche il sistema imprenditoriale», dice Angelo Contessa
Angelo Contessa, presidente di Ance Brindisi e vicepresidente di Ance Puglia spiega i buoni risultati del 2025 in termini di crescita e sviluppo dell’associazione.
«I risultati non sono casuali, ma rappresentano il frutto dell’autorevolezza progressivamente acquisita dalla nostra territoriale. Un ruolo decisivo lo ha avuto il rapporto sinergico con Ance Nazionale, unito a relazioni industriali solide e costruttive con le organizzazioni sindacali di settore. Siamo riusciti a far comprendere sul territorio che Ance Nazionale è realmente in grado di incidere nei momenti legislativi e normativi, tutelando l’intera filiera delle costruzioni. Questo ha rafforzato la fiducia delle imprese nell’associazione e nel sistema Ance nel suo complesso. A livello provinciale abbiamo inoltre rafforzato il ruolo della Cassa Edile, ponendo una crescente attenzione alla qualità del lavoro, alla sicurezza e alla regolarità contributiva. La Cassa Edile è oggi un vero presidio di legalità: uno strumento che accompagna e sostiene le aziende in difficoltà, ma che è intransigente nei confronti di chi tenta di aggirare le regole. In questa direzione, insieme ai sindacati, abbiamo deliberato la segnalazione agli organi competenti delle imprese che non trasmettono le denunce mensili».
Qual è stato il punto di volta?
Il ruolo di Ance Brindisi non si è limitato alla rappresentanza e alla tutela degli interessi di categoria, ma si è tradotto in un’azione concreta di accompagnamento delle imprese verso modelli organizzativi più evoluti. L’attività di informazione, formazione e orientamento rispetto alle novità legislative e normative, al Pnrr e alla transizione ecologica ha creato le condizioni affinché le imprese potessero crescere in termini di struttura, competenze e affidabilità. È proprio da questo lavoro di rafforzamento del tessuto imprenditoriale che nasce e si sviluppa l’esperienza del Consorzio Stabile Build, come naturale evoluzione di una strategia fondata sull’aggregazione, sulla qualità e sulla capacità delle imprese locali di competere su mercati sempre più complessi».
Ci parli del Consorzio Stabile Build.
Non è un’esperienza isolata, ma il risultato di un percorso di crescita promosso sul territorio. Rappresenta un modello evoluto e moderno di aggregazione tra imprese: non una semplice sommatoria di aziende, ma uno strumento che consente alle imprese consorziate di presentarsi sul mercato in modo unitario, strutturato e con tutti i requisiti necessari, in particolare in occasione dei grandi appalti pubblici e privati. Build permette di superare i limiti dimensionali delle singole imprese, di cumulare competenze e specializzazioni e di offrire e favorire processi di innovazione tecnico-amministrativa e crescita organizzativa. In questo modo diventa possibile affrontare mercati e commesse che, singolarmente, resterebbero preclusi alle imprese locali. È un esempio concreto di come lo stare insieme, pur mantenendo l’autonomia aziendale, possa aumentare in modo significativo le opportunità di mercato e, allo stesso tempo, mettere a disposizione della Pubblica Amministrazione e dei grandi player un interlocutore unico, affidabile e completo, in grado di garantire tutte le professionalità e specializzazioni necessarie per la realizzazione di opere complesse. Basti citare due esempi emblematici: l’opera strategica della Cassa di Colmata nel Porto di Brindisi e la copertura dello Stadio Via del Mare a Lecce,. Build li sta realizzando con imprese locali organizzate e competitive.
Lei sostiene che il tempo dell’economia brindisina fatta di subappaltatori è trascorso, ma i grandi player industriali forse non la vedono così, non crede?
Un’economia basata esclusivamente sul subappalto appartiene a una concezione superata dello sviluppo. È un modello che genera dipendenza, produce scarso valore aggiunto, indebolisce la capacità decisionale del territorio e, di fatto, annulla la formazione di una vera classe dirigente imprenditoriale. Ma soprattutto è un modello che oggi non è più richiesto dal mercato.
La provincia di Brindisi deve puntare a diventare un territorio di imprese protagoniste, capaci di contrattare, progettare e assumersi responsabilità dirette. I grandi player industriali operano oggi all’interno di regole internazionali sempre più stringenti in materia di sostenibilità degli investimenti. I criteri ESG – Environmental, Social and Governance – non rappresentano un semplice acronimo, ma costituiscono parametri fondamentali attraverso i quali investitori e consumatori valutano imprese, filiere produttive e territori. In questo contesto, i corpi intermedi hanno una responsabilità decisiva: accompagnare la crescita strutturale delle imprese locali e creare condizioni di mercato realmente pro-concorrenziali, capaci di far incontrare domanda e offerta su basi di trasparenza, legalità e qualità.
Lei è vicepresidente Ance Puglia con delega alla transizione ecologica e spesso ne parla come opportunità più che come pericolo. Perché?
La transizione ecologica non è una minaccia se viene governata, diventa un pericolo solo quando la si subisce passivamente. Se affrontata con visione e strumenti adeguati, rappresenta una leva straordinaria di sviluppo. Per territori come il nostro costituisce un’importante occasione di riconversione produttiva, di creazione di nuova occupazione qualificata e di innovazione tecnologica. È una sorta di “rigenerazione” del territorio in cui: energie rinnovabili, riqualificazione energetica e d’uso del patrimonio edilizio esistente, infrastrutture, produzione industriale sostenibile e bonifiche ambientali sono ambiti nei quali le imprese locali possono e devono trovare nuove opportunità di crescita, a condizione di investire in formazione e competenze adeguate alle nuove esigenze del mercato. Ma è bene precisare che la Transizione Ecologica ha un costo che non può essere a carico degli imprenditori ma, sono necessarie misure coordinate a sostegno.
In cosa consiste il cambiamento di mentalità degli imprenditori salentini, che lei tanto auspica?
Il cambiamento di mentalità consiste nel passare dalla logica della semplice sopravvivenza a quella dei requisiti, delle competenze e dell’organizzazione. Il mercato sano oggi non premia più il prezzo più basso, ma la qualità e l’affidabilità. Significa investire in formazione continua, organizzazione aziendale, sicurezza sul lavoro e innovazione. Vuol dire accettare che esiste spazio solo per imprese che operano con trasparenza e nella piena legalità, dotate di personale formato e correttamente retribuito attraverso l’applicazione del CCNL, capaci di dialogare con istituzioni, sistema bancario e grandi committenti. È un salto culturale prima ancora che tipologico produttivo.
E perché invece insiste tanto sulla pianificazione territoriale?
Perché senza pianificazione non c’è sviluppo, ma solo consumo disordinato di suolo, occasioni perse e contrapposizioni sterili. L’assenza di una strategia condivisa genera degrado, incertezza e conflitti che penalizzano cittadini e imprese. La pianificazione territoriale è lo strumento fondamentale per migliorare la vivibilità, tutelare l’ambiente e fornire certezze agli operatori economici. Consente di orientare gli investimenti verso obiettivi chiari: infrastrutture, aree produttive, turismo, rigenerazione urbana e recupero del patrimonio esistente. In definitiva, permette a un territorio di governare le trasformazioni e di scegliere consapevolmente come e dove vivere il presente ed il futuro.












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